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Kennisbank

Dove si trovano i dati di sostenibilità nei servizi finanziari

Un settore che emette poco in proprio ma finanzia molto

Una banca, un assicuratore o un gestore patrimoniale ha relativamente poche emissioni operative proprie. Uffici, parco auto, consumo energetico: sono presenti, ma nella maggior parte dei casi non pesano rispetto a quanto arriva tramite il portafoglio. Il rapporto è qui quasi invertito rispetto a quello di un'azienda produttiva: la maggior parte dei dati di sostenibilità rilevanti non nasce entro le proprie mura, ma presso le parti in cui si investe, a cui si presta denaro o che vengono assicurate. Questa differenza determina dove bisogna cercare, e spiega perché un approccio che funziona per una fabbrica non può essere ripreso qui senza adattamenti.

La gestione aziendale propria: piccola ma non da ignorare

I dati sull'impronta propria sono di solito i più facili da trovare. La gestione facility ha i dati su consumo energetico e idrico degli edifici, le risorse umane hanno i dati sui viaggi e sugli spostamenti casa-lavoro, gli acquisti hanno i contratti con i fornitori di materiale d'ufficio, catering e servizi IT. Questa parte del registro dei punti dati è comparabile a quanto tiene traccia qualsiasi azienda di servizi. La sfida non sta nella complessità di questi dati, ma nell'attenzione che viene loro dedicata: poiché sono relativamente ridotti rispetto all'impatto del portafoglio, la titolarità viene spesso definita in modo più vago di quanto dovrebbe essere.

Il portafoglio: dove inizia il vero lavoro

La maggior parte dei dati di sostenibilità rilevanti si trova nei prodotti finanziari stessi: prestiti, investimenti, rischi assicurati, patrimonio gestito. Per ogni controparte occorre mappare quali emissioni, quale rischio climatico o quale altro indicatore di sostenibilità vi sono collegati. Questi dati provengono da direzioni diverse: rendicontazioni della controparte stessa, dati di fornitori esterni che forniscono stime dove i dati diretti mancano, e modelli interni che combinano queste fonti in una cifra per posizione o per prestito.

Le fonti sono quindi raramente sistemi propri. Un sistema di credito registra chi ha preso in prestito denaro e a quali condizioni, non le emissioni causate da quel cliente. Un sistema di gestione del portafoglio registra posizioni e valutazioni, non i rischi climatici legati a quelle posizioni. Le cifre di sostenibilità vengono spesso calcolate in un percorso separato e collegate successivamente ai dati finanziari, il che significa che il collegamento stesso è un punto vulnerabile: se una controparte cambia nome, struttura o anno di rendicontazione, il collegamento può rompersi senza che ciò venga notato immediatamente.

Fornitori di dati esterni come anello, non come fonte

Poiché non tutte le controparti pubblicano da sole buoni dati di sostenibilità, si fa largo uso di fornitori di dati esterni che offrono stime, punteggi o rating. Questa è una soluzione pratica, ma non elimina il problema, aggiunge un anello. Per ogni punto dato che proviene da un fornitore esterno occorre ancora registrare: quale metodo è stato utilizzato, quali ipotesi sono state fatte, quanto è datata la cifra, e cosa succede se due fornitori danno una stima diversa per la stessa controparte. Senza questa documentazione nasce un rapporto che appare convincente ma che sullo sfondo si basa su cifre di cui nessuno può più raccontare l'origine.

Sovrapposizione tra business unit e prodotti

All'interno di un istituto finanziario esistono spesso più business unit che utilizzano in parte la stessa controparte o lo stesso punto dato sottostante: una banca che si occupa sia di erogazione del credito che di gestione patrimoniale può richiedere o calcolare due volte una cifra di emissioni per lo stesso cliente, tramite reparti diversi e fornitori diversi. Chi mappa dove un punto dato esiste già presso più business unit evita che la stessa domanda venga risposta due volte separatamente con due esiti potenzialmente diversi. Questo non è solo una questione di efficienza, è anche una questione di coerenza: una controparte non può avere un rischio climatico diverso in un rapporto rispetto a un altro, senza che ve ne sia una spiegazione.

Cosa non è unico qui e cosa lo è

Il metodo per costruire un registro dei punti dati, ricondurre le fonti e attribuire la titolarità non differisce fondamentalmente da quanto necessario in il settore energetico, il settore immobiliare o l'edilizia. Ciò che invece differisce è dove si trova il baricentro: in quei settori la maggior parte dei dati si trova nell'operatività propria o nella catena di fornitura diretta, nei servizi finanziari la maggior parte si trova presso terzi su cui non si ha controllo operativo diretto. Questo non cambia la struttura del lavoro, ma cambia la questione di chi possa essere ritenuto responsabile di cosa, e quali punti dati siano effettivamente alla portata per essere gestiti. Prima di rispondere a questa domanda, è utile chiarire quali punti dati sono realmente necessari quando sono coinvolte più business unit, affinché il registro non cresca con cifre che nessuno consulta.

Dalla struttura all'esecuzione

Una volta chiaro quali punti dati esistono, da dove provengono e chi li gestisce, nasce una domanda successiva: quanta parte del lavoro per raccogliere, controllare e aggiornare questi punti dati richiede ancora lavoro umano, e quale parte è sufficientemente ripetitiva da poter essere affidata a un sistema. FTE TO AI calcola per ogni compito quale parte del lavoro può essere assunta dall'AI, sulla base dei compiti che emergono dal registro dei punti dati, non su una stima preliminare.

Marvinde assistent van de Data Readiness Scan

Vraag maar waar een datapunt vandaan komt. Dat is meestal de hele vraag.

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